domenica 22 febbraio 2015

Il cuore dell'Ayers Rock

Cara Malù, 

essermi sposata mi ha permesso di fare uno dei "viaggi da sogno" presenti sulla mia lista dei "postidavederealmenounavoltanellavita": l'Australia.

L'Australia è selvaggia, è immensa; puoi spaziare dalle modernissime metropoli alla natura più incontaminata, dalle spiagge di sabbia bianca al deserto di sabbia rossa, dalla costa rocciosa della Great Ocean Road alla barriera corallina.

martedì 17 febbraio 2015

Il mondo di Malù

Eh bè, prima o poi doveva succedere Malù.
Parliamo finalmente di te e della tua storia, che tanto mi è piaciuta da bambina e tanto potrebbe piacere ai bambini di oggi.

Favola di Marcello Argilli (che ci ha lasciati lo scorso ottobre), narra l'incontro tra un ragazzino romano, David, e Malù, la Principessa della Mente, avvenuto nel corso dell'estate più noiosa che David abbia mai trascorso perché i suoi genitori non lo porteranno da nessuna parte per le vacanze e i suoi (pochi) amici sono tutti in villeggiatura. 
David immagina di vivere mille avventure guardando film in televisione; Malù, invece, le vive sul serio. 

mercoledì 11 febbraio 2015

Luisa dell'anima mia

Cara Malù, 

io ho un'amica molto speciale di nome Luisa. 
La Luisa cammina in modo speciale, parla in modo speciale, fotografa in modo speciale, scrive in modo speciale, guarda la luna in modo speciale, si emoziona in modo speciale, segue i telefilm in modo speciale, recensisce film in modo speciale, sa farmi ridere in modo speciale, vive in un mondo speciale che a volte pare tenerla lontana da tutto, come fosse chiusa in una bolla dalla quale, forse, non ha poi tutta questa voglia di uscire, ed anche questo è speciale.

C'è un ricordo che terrò sempre, sempre, sempre e sempre stretto nel mio cuore finché camperò, e anche oltre, ed è questo: quando ho partorito la Luisa è venuta a trovarmi in ospedale e sembrava avesse visto un alieno in procinto di rapirla da quanto era stranita. 
Gli occhi lucidi e un po' persi, come solo lei sa avere, il viso rosso e imbarazzato senza un apparente motivo, come solo lei sa avere, in mano dei fiori meravigliosi, come solo lei sa scegliere; io ero accasciata su un fianco, un po' impedita nei movimenti dai punti, così la Luisa mi ha aiutata allungando la mano e prendendo la mia...Ragazzi, nemmeno mio nonno buonanima col morbo di Parkinson tremava così forte! Altro che aiuto ad alzarmi, per un attimo ho temuto svenisse lei! E così, fulmineamente ho capito il motivo di quell'espressione stranita e degli occhioni lucidi. Si era talmente emozionata alla vista di mio figlio da non riuscire a smettere di tremare e da non riuscire a proferire parola; con l'unico, flebile soffio di voce alla fine è riuscita a dirmi: " Dio, Sere, è bellissimo, mi sento male". 
Ma la Luisa ha nove vite come i gatti e non si è sentita male, ha continuato a tremare per un bel po' ma poi siamo uscite insieme in corridoio, ci siamo fatte due passi e due risate davanti al vetro del nido e ha ripreso il self control.
Non gliel'ho mai detto ma ogni volta che la sento distante, che la vita ci tiene lontane per troppo tempo, che mi sembra non abbia più molto da dirmi, rinchiusa nella sua bolla, e che mi sembra di non avere più io molto da dirle, rinchiusa nella mia bolla di routine e maternità, penso a questo momento e mi tranquillizzo. 
Ama in modo speciale, la Luisa. Totalmente, completamente e anche un po' ciecamente. E' tutta cuore, non c'è niente da fare. E so che una parte di questo cuore batterà sempre per me e per mio figlio, ovunque si troverà.



E la Luisa, tra l'altro, ama pure gli acchiappasogni!




  

martedì 10 febbraio 2015

La Superba Signora del Mare

Cara Malù, 

come sicuramente ricorderai, tra i miei buoni propositi per il 2015, per la precisione al numero 5 della lista, compare quello di tornare a viaggiare nonostante la difficoltà di portare in giro Baby M. (ormai prossimo agli 11 kg X 70 cm, 6 mesi e 6 denti, marsupio-repulsivo sin dalle prime settimane di vita).
Come in tutte le difficoltà, anche in questa c'è del buono. 
Sto imparando a ridefinire il concetto di "viaggiare". Prima della maternità, il mio concetto di "viaggiare" non comprendeva mete "locali-italiane" ma solo europee o (top!) extra europee. Se mi capitava di fare un giro in montagna, nella vicina Valle d'Aosta, o in collina, magari nella confinante Toscana, non mi sembrava di stare effettivamente "viaggiando" ma solamente "svagando la mente con un panorama diverso da quello che posso vedere da casa mia e caricando i polmoni di aria salubre per resistere allo smog cittadino".
Quanta superficialità in questa mia visione.
Per fortuna, il mitico Baby M. mi sta "raddrizzando" anche sotto questo aspetto e ne ho avuto conferma dalla felicità che ho provato a trascorrere un semplice pomeriggio di domenica a passeggiare da casa mia fino alla lanterna.
Di quale lanterna sto parlando? Giusto Malù, mi spiego meglio per i visitatori che ci stanno leggendo e  non conoscono la mia "collocazione geografica": io abito a Genova Sampierdarena, quartiere di luci e ombre che ha prestato il fianco ad un rapido degrado ma che ancora conserva delle perle da visitare e gustare in una giornata di sole per grandi e piccini. In questo caso, la "perla" è la (ormai non più nuovissima) passeggiata che dal terminal traghetti porta alla famigerata lanterna, simbolo di Genova.
Ecco, nonostante abiti a mezz'ora a piedi da questa passeggiata, non l'avevo ancora fatta, a dimostrazione che spesso si visitano luoghi lontani e quasi per niente quelli vicini. Bene, la poca voglia di caricare in macchina il passeggino (operazione che puntualmente fa imprecare mio marito per dieci minuti buoni perchè va smontato per farlo entrare nel bagagliaio della nostra macchina, decisamente poco "formato famiglia") e di infilare Baby M. nel seggiolino (anche questa operazione non è priva di problemi perché comporta la necessità di sorbirci altri dieci/quindici minuti buoni di pianti disperati dal momento che il Baby odia sentirsi "stretto" tra le cinture, che strette non sono. Eh sì, è un po' uno spirito libero, si sente "stretto" persino nel sacco a pelo del passeggino..è morbido, neh, può muoversi senza problemi, gli lascia scoperte le braccia, ma lui tant'è...qualche protesta la deve esternare!) ci ha portati a percorrere la solita via Cantore a piedi; stavolta, però, abbiamo deciso di percorrerla proprio tutta, fino al terminal traghetti, e di proseguire sino alla lanterna. 
C'è voluta una mezz'ora buona di cammino per arrivare all'inizio della passeggiata, mentre questa si percorre in dieci minuti agevolmente, anche con il passeggino; è aperta fino alle 18 d'inverno e le 19 d'estate e lungo il percorso ci sono varie fotografie che mostrano il  porto e chi ci lavorava agli inizi del secolo scorso; naturalmente è illustrata la storia della lanterna stessa e vi sono anche delle rappresentazioni che ritraggono la Sampierdarena di un tempo, quando esisteva ancora una spiaggia (la Bis è riuscita a vederla e a farsi il bagno!) e le numerose ville del quartiere erano vere e proprie residenze estive (la casa al mare dei nobili di un tempo. Avrei abitato in riva al mare, sono nata nell'epoca sbagliata!).
Alla fine, dopo l'ultima curva in salita, eccola la lanterna! Maestosa, elegante, regale. 
Arrivati all'ingresso del museo e della biglietteria, io mi sono dovuta fermare nel piccolo parco che si trova subito dopo il museo per dare il biberon a Baby M. Da questo parco è possibile godere di una bella vista sul mare e rilassarsi un po', ma è naturalmente consigliato percorrere i  173  gradini per ammirare questo panorama dall'alto, entrando nella lanterna stessa fino all'altezza della terrazza, non è possibile salire oltre. 
Non avessi avuto Baby M. (o meglio, avessi avuto un bimbo più leggero che ben tollera il marsupio) sarei salita volentieri; nel mio caso, tornerò quando sarà in grado di camminare! C'erano molte famiglie con bambini che hanno intrapreso la "scalata", quindi direi che è una salita faticosa ma a misura di bimbo.
Che dire, è una gita che consiglio vivamente, per grandi e piccini.
Vi lascio con le foto scattate da mio marito, magari faranno venire voglia di venirci davvero, a Zena, alla lanterna.
Al prossimo viaggio, Malù, che ormai ho capito che anche vagabondare a mezz'ora da casa è un viaggio. 



Foto gentilmente prestate dal marito!











lunedì 2 febbraio 2015

Lo svezzamento culinario - PARTE TERZA - Provare amore quando si cucina un tiramisù light

Cara Malù,

oggi non voglio semplicemente scriverti del mio ultimo capolavoro culinario ma di ciò che ho incredibilmente provato mentre lo preparavo (con la supervisione di mia madre).
La ricetta del dolce è presto detta: la trovate nel blog Mangia senza pancia di cui vi ho già parlato in questo post La maga delle spezie ed è un tiramisù light alla frutta. 
La "leggerezza" che ti permette di godere del dolce senza sensi di colpa è data da una geniale sostituzione: crema di ricotta col miele al posto del mascarpone. Per il resto ho sostituito i savoiardi con i pavesini perchè a me piacciono di più e li ho bagnati nel latte scremato con cioccolato amaro al posto del caffè perchè non tutti amano i dolci al caffè e soprattutto il mio adorato e famelico nipote Raf di due anni e mezzo è già abbastanza agitato di suo, meglio non somministrargli caffeina!
Come frutta da mettere tra uno strato e l'altro di crema e pavesini ho usato le banane.
Et voilà!

In preparazione...

Il risultato finale! Le banane le ha tagliate mia madre e anche la spolverata di cacao amaro è opera sua..per il resto, ho fatto io!
Vi assicuro che è andato a ruba e il famelico nipote ha fatto pure il bis, anche a cena, rubando la porzione di suo padre al grido di " Voglio totta bananaaaaaaaaaaaaa".

Strana sensazione quella di sentirsi fare i complimenti per un dolce portato ad una festa (mia sorella ancora non ci crede che l'ho fatto io...) e ancor più strano sentirsi chiedere la ricetta...!
Allora è così che ci si sente a essere una brava mamma CHE CUCINA!

Ad ogni modo, non è di ricette che ti volevo parlare, Malù, ma dello scopo per cui ho fatto il dolce light: il novantesimo compleanno della Bis Carolina, diabetica e quindi bisognosa di cibi poco zuccherosi.

Cucinare è un gesto d'amore. Quando cucino per me stessa cose sane, come ho iniziato a fare in questo periodo, mi sto amando. Quando preparo il passato di verdure per Baby M. sento di metterci dentro un po' del mio amore centrifugato con i fagiolini e la zucca (le new entries della sua pappa). 

L'altro giorno, mentre preparavo il tiramisù, pensavo alla mia mitica nonna, ormai Bis, che compie ben 90 anni e alla felicità che avrebbe provato nel vedere tutta la sua famiglia riunita per il grande evento e mi sono sentita invadere da amore per quello che stavo preparando. 
Di solito per il suo compleanno andiamo sempre a mangiare il pesce in un ristorante qui vicino ma quest'anno la Bis è acciaccata, noi siamo più poveri e i pronipoti sono aumentati e così abbiamo organizzato un pranzo a sorpresa a casa di mia sorella; la mia super sister dovrebbe fare la party planner perchè cura ogni evento familiare arricchendolo di particolari preziosi. Io mi sarei limitata ad apparecchiare con tovaglia di carta e posate di plastica, lei ha pensato ai centritavola, ai segnaposto personalizzati e ad appendere il menù del pranzo. 

purtroppo non ho fatto la foto dei segnaposti, sono dei gufetti con il nome di ciascuno e con dentro un bigliettino col suo significato. Abbiamo festeggiato anche il compleanno di mia madre, già che c'eravamo! E' la signora nascosta dalla sua età...
I compleanni dei nonni così anziani come la Bis, si sa, sono speciali. Sono un dono proprio perché puoi festeggiarli e ogni anno che passa è un evento che non può passare inosservato, potrebbe non ripetersi. Questo rischio è ciò che rende prezioso ogni giorno passato con lei, ogni Natale, ogni traguardo, figuriamoci un novantesimo compleanno.

E mentre giravo vorticosamente il cucchiaio per amalgamare la ricotta ed il miele pensavo a questo e a come vorrei poterle preparare torte per i suoi compleanni ogni anno, per sempre. E poi ho pensato a come abbiamo tutti ricordi legati ad una cucina e ad una nonna che prepara qualcosa; la nonna faceva i ravioli e gli gnocchi la domenica e io mi divertivo a tagliarli usando la... rondella (si chiama così?? L'aggeggio per fare il bordo zigzagato dei ravioli??) ? E poi me li mangiavo crudi, che tanto la nonna ci ha sempre visti tutti magri e denutriti ed era solo che contenta (in realtà ero una bimba a forma di palla).

Mi sono sentita un po' tornare indietro nel tempo e sì, mi ha fatto sorridere forte.

Quindi, in conclusione:

COSE IMPARATE: un tiramisù light e provare amore quando cucino per una persona che mi sta a cuore.

Auguri Bis, ti amo.