mercoledì 16 novembre 2016

Le disavventure de "La Giovine donna": lo svenimento in luogo pubblico.

Cara Malù,

al fine di non disperdere del tutto lo spirito cazzaro che mi piacerebbe ti dominasse almeno ogni tanto, ti racconto cosa può capitare in caso di svenimento improvviso in luogo pubblico.

La malcapitata eroina della storia è una giovine donna con una ingombrante fobia: il sangue.



E' sufficiente che ne veda una goccia o che ne scorga il color rosso rubino o anche solo che ne visualizzi l'immagine perché la sua testolina cominci a girare, la nausea si palesi dallo stomaco attraverso l'esofago fino alla gola e, nella peggiore delle ipotesi, i sensi l'abbandonino facendola accasciare là dove si trova in quel momento. 


Pertanto la giovine deve assolutamente girare alla larga da quei soggetti che ci tengono a descrivere nei minimi dettagli l'ultima operazione chirurgica subita o il sanguinoso sinistro di cui sono state le vittime, nonché da quei romantici giovanotti che sono sicuri di fare colpo regalando rubini rossi come il sangue. 
No, no, non ci siamo..

Inoltre, è bene per la giovine non uscire mai di casa senza cerotti con cui coprire fulmineamente pellicine staccatesi lasciando dietro di sé una lieve striscia dell'odiato liquido e ogni possibile graffio, graffietto, escoriazione, tutti da coprire immediatamente perché la turberebbero peggio che la vista di uno spogliarellista al momento dello strappo finale del perizoma.


Io son turbata..


Dal momento che la donna, si sa, è una contraddizione perenne, la giovine adora serie tv quali The Vampire diaries e The originals e non sviene alla vista dei laghi di sangue lasciati da Damon o Klaus ma sospira desiderando di essere morsa avidamente.



Ma cosa può capitare alla giovine in caso di svenimento in luogo pubblico?

Episodio n. 1: la panchina.
In una gelida giornata invernale, la giovine aspetta il treno seduta sulla panchina della stazione ferroviaria. Nulla faceva presagire l'imminente perdita dei sensi. Fu un attimo. La vista del taglietto, il luccicchio rossiccio, le pupille che si dilatano immediatamente, la nebbia in valpadana che l'avvolge e...voilà! La giovine si accascia. 
Per fortuna, trovandosi già seduta, si limita a far penzolare il capo in avanti come se si fosse scolata un litro di vino in cinque minuti e non avesse retto la botta di sonno da sbronza a trent'anni. E questo è quello che devono aver pensato i passanti che l'hanno lasciata lì, schifandola come una pericolosa tossica, probabilmente homeless, con le valigie che di sicuro contenevano tutti i suoi pochi averi, "Eh ma i soldi per comprarsi gli occhiali e la droga li ha trovati neh, neh!".
Al risveglio, la giovine si ritrovò ancora lì, sulla panchina. La testa leggera e leggiadra, le gambe pesanti, il treno andato.



Episodio n. 2: l'affollato vagone.

La giovine stavolta riuscì a prendere il suo treno. Era stata stranamente puntuale (sia lei che il treno) e si sentiva come se nulla potesse turbare la serenità di quella radiosa giornata.

Tempo di pensare questo, commise un errore fatale: si guardò le mani. E cosa vide? Una pellicina che si stava staccando. E cosa si intravedeva dietro di lei? La famigerata "scia scarlatta"
La giovine ne sentì immediatamente il devastante effetto ma cercò di respirare, di pensare a qualcos'altro: "non c'è niente, non ho visto niente, pensa ad altro, uh i cartoni animati, uh cosa c'era stamattina? Ah, siamo fatti così! Con il globulo rosso che trasporta ossigeno...nelle vene...con le piastrine...". 


E fu il buio. Cadde rovinosamente sbattendo la nuca sul batterico pavimento del corridoio di un regionale di Trenitalia. 
Al suo risveglio, la prima immagine che le si parò davanti agli occhi fu quella del controllore che la schiaffeggiava energicamente e ripetutamente ordinandole di svegliarsi e aprire gli occhi. 
Le uscì una flebile voce dal petto che decise di utilizzare per scusarsi per il disagio, suscitando la sorpresa del controllore di Trenitalia che generalmente è lui a pronunciare la stessa, fatidica frase agli altoparlanti di tutti i treni di tutta Italia. 
Forse commosso da queste parole, smise di schiaffeggiarla ma (purtroppo) una devota passeggera decise di accorrere in soccorso della giovine sostituendo il manesco controllore e iniziò a gettarle sul viso dell'acqua che si scoprì essere benedetta perché attinta da una di quelle Madonnine di plastica che tutte noi abbiamo ricevuto in dono almeno una volta nella vita. 

Lei, insomma..

Che sia stato perché la devota non possedeva altra acqua al momento o che sia stato perché lo svenimento è apparso come un evidente segno di passaggio del demonio sul convoglio, ciò non toglie che la giovine, seppure con la vista annebbiata dai copiosi spruzzi santi, scorse il volto della Madonna di plastica, si scusò per il disagio pure con lei aggiungendo di stare bene, di volersi alzare e poi "no, no non è successo nulla, sto da Dio...ops cioè..grazie!" ed effettivamente riuscì a rimettersi in piedi!

Da questi due episodi si possono trarre le seguenti conclusioni:

- l'apparenza conta anche quando si tratta di soccorrere una persona in evidente stato di difficoltà;

- anche l'oggetto più inutile può celare utilità nascoste;

- esiste ancora qualcuno che si scusa per il semplice fatto di aver fatto preoccupare qualcun'altro;

- se si soffre di svenimento frequente, è bene viaggiare portando con sé un cuscino o qualcosa di morbido da gettare in terra e cercare di finirci sopra non appena capiamo che non ne avremo per molto. Un cuscino da mancamento, insomma, che si auto gonfi in circa cinque secondi. Chi lo inventa e spartisce con me il ricavato?







12 commenti:

  1. Brava Serena.
    Mi è piaciuta la tua idea, ironica ma non troppo, Mette in risalto tanti difetti umani.... soprattutto da parte degli altri, non della fanciulla così.... svenevole

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    1. Grazie Pat! Eh sì la giovine non ne può di molto..

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  2. Ahahah!!! Strepitoso,Sere!!! Lo voglio assolutamente il cuscino da mancamento!!! Idea geniale! :D

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    1. Col cartello al collo con su scritto" tranquilli tra poco mi riprendo, sto bene ho solo paura del sangue!"

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  3. No... piccola! Mi dispiace! Quando ero a metà post ho pensato: "Allora non sopporterà Vampire Diaries & co" per poi essere puntualmente smentita! :D

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    1. Eheh sì, la passione per Klaus è più forte della fobia..

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  4. Cavolo, tremendo! A me però me il sangue fa altro tipo d'effetto che qui è meglio che non dico.
    Concordo su tutto anche sul cuscino :-)

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  5. A me e' capitato solo una volta di svenire in un vagone di un regionale: esperienza terribile!
    Il cuscino da mancamento autogonfiabile al momento del bisogno sarebbe una soluzione peretta!

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    1. Cavolo ragazze, vi seguo sempre e sono felicissima che siate passate da qui! Che bello!! Ora butto un cuscino sul pavimento e svengo :) A parte gli scherzi, son proprio contenta perché il vostro lavoro mi piace molto!! PS: mi spiace per lo svenimento..io ci sono andata vicino su un bus durante i primi mesi di gravidanza ma per fortuna una ragazza se n'è accorta e m'ha fatta sedere in tempo..

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  6. Ma davvero? Per una gocciolina di sangue? Mia madre quando vede il sangue non sviene, urla e non smette più. Da ragazzina mi sono tagliata i polsi (non apposta, sfondando il vetro di una porta giocando) e avrei potuto morire dissaguata, fosse stato per lei. Fortuna che ero abbastanza grande da mettergli le chiavi della macchina in mano, spingerla a scendere le scale, salire e guidare fino al pronto soccorso, per poi correre dentro. Lei per tutto il tempo ha urlato. Diciamo che forse c'è di peggio! A parte gli scherzi, il tuo non è un problema da poco. Meno male che non ti sei mai fatta male seriamente, cadendo!

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    1. La giovine non sono io ma una delle mie più care amiche 😆 io ho scoperto di saper tenere i nervi saldi dopo che mio figlio ha sbattuto il naso e ha perso una marea di sangue! Non credevo ne sarei stata capace!!

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