martedì 16 giugno 2015

It's all or nothing

Cara Malù,

c'è una novità. Pare che io abbia finalmente un sogno da seguire. "Live your dreams, it's not as hard as it may seems". Già. Ma la cosa divertente è che non è niente di nuovo. Ho riaperto un cassetto che credevo fosse più che sigillato, addirittura buttato via insieme al mobile che lo conteneva e finito in qualche immondezzaio per essere ridotto in mille pezzi.


Invece, pare che il mobile, con tutti i cassetti annessi, esista ancora. Se ne stava lì, in quella parte del mio cervello in cui getto tutte le imprese che ritengo impossibili e al di fuori della mia portata. Per non starci troppo male, mi convinco che non m'interessino, che non valga la pena provare seriamente perchè sarebbe tempo perso. 
Naturalmente la verità è che il fallimento brucia e che la mia già non altissima autostima dipenderebbe in maniera proporzionale dall'esito di queste prove.

Bè, tutto ciò, come ormai avrai capito, mi ha portato alla mia situazione attuale: ho voluto costruirmi una famiglia (peraltro, meravigliosa) che mi ha distratta in questi anni e spostato il centro della mia attenzione dalla carriera agli affetti. 
Però pian, piano, giorno dopo giorno, ho iniziato a sentirmi una perenne fallita in tutto il resto e no, la famiglia non mi basta. Lo confesso a te e a me stessa. La famiglia è il mio nucleo primario. La mia forza, la mia base. Ma su di essa devo costruire altro, qualcosa che mi renda orgogliosa e che sia la manifestazione delle mie capacità.

Così, dopo aver letto un post di Mathilda (ormai lo sai, lei è la mia guru) ho deciso di chiedere all'universo/angelo/Dio un segno che mi facesse capire dove cavolo debba concentrare le energie (che in tutti questi anni ho per lo più disperso inutilmente) e ho ringraziato come se mi avesse già risposto. 

La notte ho fatto un sogno. Nel sogno partecipavo al concorso al quale ho giurato ormai quattro anni fa di non partecipare più. Che poi in realtà non partecipai nemmeno all'epoca perchè, totalmente demotivata ed in fase autodistruttiva, sono andata sapendo di non sapere niente e di aver consegnato delle ciofeche di temi. No, non so perchè lo feci, ero in fase autodistruttiva mica per niente.

Nel sogno partecipavo incinta del secondo figlio ed ero disperata perché non volevo un altro figlio; in compenso, la traccia del tema non aveva nulla a che fare con la materia d'esame. Non mi ricordo cosa riguardasse, ma non era pertinente con il concorso.

Mi sono svegliata e ho pensato: non è possibile. Questo non può essere il mio sogno, non può essere la mia strada. Sono quattro anni che non ci penso più. E ho anche pensato che il messaggio fosse quello di lasciar perdere proprio perché mi ritrovavo a non capire la traccia. 
Però da lì ho ricominciato a macinare idee e, macina che ti macina, mi sono convinta del contrario, che mi indicasse di riprovarci e mettere questo scopo in cima alle mie priorità perché è ciò che davvero va bene per me.
In realtà, non è nemmeno vero che non ci abbia più pensato in questi quattro anni. Sono quattro anni che mi affanno a trovare un'alternativa decente perché mi sono convinta che quella non è una possibilità, perché sono vecchia, perché non ho tempo per studiare, per altre mille SCUSE. Già. Scuse. 
E poi in queste settimane sono successe altre cose: una diversa prova andata male, la consapevolezza che devo usare le mie competenze ma devo usarle per qualcosa in cui credo e che potrei amare. Non so dirti cosa sia scattato esattamente, forse la presa di coscienza che non sempre si raggiunge un obiettivo seguendo la via più breve, che a volte serve tempo e anche una pausa, che non sempre a 25 anni si ha la consapevolezza e la forza d'animo per capire quale sia la nostra strada e magari questa arriva a 32 anni e non c'è nessuna ragione per cui ci si debba vergognare e rinunciare.

Fatto sta che mi sono rimessa a studiare. Come non ho ma più fatto dall'università. E sento qualcosa che mi spinge ad andare avanti. E in testa ho questa canzone tratta dalla colonna sonora di Save the last dance che mi carica a continuare e soprattutto a crederci. " From your fears, you have to wean yourself". 

Siamo noi stessi i nostri più grandi nemici, a volte. Io lo sono spesso. " You are what you believe".
Magari andrà male però, cazzo, stavolta ci provo. Ci provo seriamente. 




2 commenti:

  1. Bella vittoria scoprire qualcosa di sè e andargli dietro. DArgli corda e spago perchè ci porti nella direzione che vuole.
    Complimenti e auguri per la prosecuzione del viaggio!

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