mercoledì 13 settembre 2017

E falla 'sta c***o di domanda!

Cara Malù,

lo sai che non si deve aver paura di chiedere spiegazioni quando non si capisce qualcosa ma che anzi fare domande intelligenti può essere la chiave del successo?

Tu lo sai, io lo so, eppure al terzo anno di superiori ho smesso di fare domande, di alzare la mano, di dire la mia se non direttamente interpellata. Me lo fece notare la mia insegnante di storia e filosofia una mattina durante la ricreazione: " Ma com'è che tu che avevi sempre la mano alzata ora non partecipi, non chiedi mai niente, non parli?". 
Sinceramente non mi ricordo la risposta ma sono certa che neppure io sapessi il perché.

Oggi, a 34 anni suonati, una laurea e un'abilitazione alla professione forense dopo, mi rendo tristemente conto che 'sto blocco non m'è passato. Io in pubblico non riesco ad alzare la mano e a fare domande. Mi vergogno. Mi sento avvampare al solo pensiero. Mi sento la bocca che s'impasta.


Il 28 ottobre inizierò la scuola di Milano "Risvegli Maria Fux" per diventare danzaterapista. Ecco, tra i miei obiettivi c'è quello di ricominciare ad alzare la mano, a fare almeno una c...o di domanda e a "sentire" che non c'è niente di cui vergognarsi, che sono un essere umano, che se non capisco qualcosa è NORMALE (ah, che liberazione al sol pensiero!) e fanculo alla perfezione!

Nel frattempo, l'estate sta finendo e un anno se ne va, sto diventando grande, lo sai che non mi va.

In realtà quello che sta diventando grande sul serio è il Vichingo che ha iniziato l'asilo.
Dopo un inizio col botto, che era il più gasato, il primo ad entrare, manco mi salutava preso dalla frenesia del gioco e dopo soli quattro giorni ha risolto il problema dello spannolinamento (ci provavo da tre mesi...) arriva il weekend, la consapevolezza che la scuola è tutti i giorni e tutti i giorni le mattine sono senza mamma, nonna, tata Pia ecc ecc...ed ecco IL TRAGICO LUNEDI', seguito da un ancor più tragico martedì e da un miglioramento stamattina.
E quando mio figlio fa il tragico credetemi...è come se fosse posseduto dalle forze del male più oscure, nulla pare calmarlo, non cerco il numero del pediatra nella rubrica del mio cellulare ma quello dell'esorcista di fiducia. E nella scheda conoscitiva del bambino l'avevo pure scritto grande come una casa: "bambino emotivo, molto, molto, socievole e solare ma se entra in una crisi di pianto difficilmente si calma..".
Ieri ci ha messo 15 minuti a calmarsi, che per me sono pochi ma per la povera Maestra sono sembrati eterni; mi riferisce che ha terrorizzato tutto l'asilo e poi dal nulla, cambiando pure tono di voce, ha smesso di piangere chiedendo con voce soave "Maestra mi togli la giacca che ho caldo? Ma chi ha fatto quel disegno lì?".
Ecco, il Vichingo è così. Simpatico, dolce, splendido ma...bipolare e subdolo perché ha perfettamente capito come farmi venire i sensi di colpa. 
Oggi, dicevo, è andata meglio nel senso che ha fatto con le sue gambe le scale di casa e ha camminato fin quasi l'ingresso della scuola. Domani chissà.
La (c...o di) domanda è: ne uscirò viva? La risposta (del c...o) è: le difficoltà servono a crescere e maturare blablabla. Non mollare, sii ferma nella tua decisione e possente nei muscoli delle braccia per trasportare il bambinello di 18 kg blablabla. Goditi inoltre la perdita di peso associata alla dissenteria e mal di stomaco che ti affliggono dal ritorno a casa blablabla. E poi vedi, già ti ripete le preghiere e ti delizia con nuove canzoncine dopo solo dieci giorni di asilo blablabla imparerà un sacco blablabla. 

Il ritorno a casa. Dopo 40 giorni a Roccella, come Gesù nel deserto. E' andato quasi tutto bene, con tre "agrodolci" pargoli per casa, un clima pesante di pessimismo e frustrazione per questioni che non sto a riportare, ma è andata bene. Perché lì c'è comunque il mio mare, i miei tramonti in spiaggia, i ricordi e la presenza dei miei nonni, la me stessa bambina che non smetteva mai di scrivere e di sognare affacciata dalla finestra con le sbarre azzurre, le cuffie di uno walkman giallo e nero nelle orecchie. 
E al momento del ritorno mi sono resa conto che non avevo una casa in cui avrei fatto piacevolmente ritorno. Che il mio quartiere non lo reggo più, anzi no, forse è la città che non reggo più. Che ho bisogno di natura, di guardare cieli e spazi sconfinati, di contare le stelle che si accendono in cielo con mio figlio la sera e non accontentarmi solo di quelle che spuntano tra un palazzo e l'altro, che mi tocca immaginarmi cosa c'è oltre quei tetti, un tramonto rosa sul mare, nuvole che nascondono messaggi per noi dietro una forma che ci pare familiare, aria aperta, respiro. Mi manca il respiro. E mi manca mio Marito a casa con noi tutte le sere. E in fondo manca pure il lavoro quindi cosa mi trattiene? Poco. Mia sorella, i miei nipoti, la sicurezza di una madre che è finalmente tornata ad abitare a pochi metri da me. Solo questo. E inizio davvero a credere che non sia più sufficiente.
La (c....o di) domanda è: perché per alcuni individui, tipo me, è così difficile buttarsi e fluire nel cambiamento, lasciare andare le parti della vita che non ci rappresentano più? La risposta (del c....o) è: siamo fatti così, siamo proprio fatti così.
Ma! Chi non muta pelle non sopravvive. L'hanno detto in tanti ed è proprio così, chi non sa adattarsi al cambiamento è perduto o comunque vive una vita di merda. Mi ripeto che se tutte queste decisioni importanti riguardassero solo me e non anche mio figlio tutto sarebbe più facile ma la verità è che non è così. Mancherebbe la paura di danneggiare qualcuno che amo più di me stessa, certo, ma gira che ti rigira si torna sempre al discorso iniziale: la maledetta paura di sbagliare. 


Una cosa più di tutte spero di non trasmettere a mio figlio: la maledetta paura di sbagliare. Abbiamo il sacrosanto diritto di sbagliare, è questo che ci permette di migliorarci e di evolverci ma per qualche ragione ci viene insegnato che non è così. Un brutto voto pare 'na tragedia, un fallimento un'ondata di disonore, una brutta figura un motivo di sotterrarsi vivi per l'eternità. Invece, è lì che sta l'opportunità. 
Io lo so, tu lo sai ma non ferma il battito accelerato, il rossore che arriva fino alle orecchie, il rivivere continuamente il momento dello sbaglio come fosse sempre presente.

Conviene, mi sa, solo cantarci su. 



No, vabbè poi si cambia sul serio.






4 commenti:

  1. In pubblico, parlare mi è difficile. Mi impappino, dimentico a che punto del discorso sono arrivata eccetera. E di anni ne ho... ehm... diciamo che posso comodamente essere tua mamma 😊
    Se insistiamo chissà che prima o poi non si riesca a cacciare questa timidezza/paura/insicurezza.
    Bacio stella!

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  2. Anche io a volte evito di far domande per non sembrare sciocca oppure le faccio di getto, senza pensare, e poi rimugino a lungo su cosa possono aver pensato gli altri della mia domanda...folle! La professione forense mi ha aiutato tantissimo a migliorare ma, in fondo, la paura di sbagliare a volte mi blocca. Chissà se il tuo percorso di danzaterapista ti aiuterà...io te lo auguro di cuore! Quanto al sensi di colpa per l'asilo, sono normali e condivisi da quasi tutte, se non tutte, le mamme e non ci si può fare nulla ,temo. Solo imparare a conviverci. Forza e coraggio, Anche nel cambiamento,se lo vuoi.

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  3. Io ho imparato negli anni ...
    Penso che il ruolo fondamentale lo svolgano i genitori anche in questo. Se i genitori non incoraggiano e non infondono fiducia, si va poco lontano.
    Quanto ai cambiamenti ... non è sempre facile, ma se non ci si adatta un po' per volta - e te lo dico per esperienza - nel momento in cui diventano indispensabili per la propria integrità mentale/salute è come scoppiasse una bomba. E non sempre se ne esce bene. Bisogna essere molto fortunati.

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  4. Grazie ragazze mi ero persa i vostri commenti che mi fanno sempre un sacco di piacere!! L'asilo sta procedendo bene, piange solo al momento del saluto ma ci va volentieri e questo è l'importante! Per il resto al momento non trovo una mazza di lavoro..e stiamo iniziando a guardare case al paese di mio marito..mi sa che, se vogliamo stare di più insieme, il trasferimento è inevitabile..un bacio a tutte!

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